“Meditate che questo è stato”: l’ANPI celebra il Giorno della Memoria.

L’intervento della sezione ANPI “Vittorio Arrigoni” di Aprilia in occasione del Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto.

“Nulla è più misterioso del cuore umano” Con queste parole Dino Buzzati, scrittore e cronista del Corriere al processo nel 1947, presenta il ritratto di Ilse Koch “La belva di Buchenwald” moglie del comandante del campo di concentramento che si era macchiata di atrocità indicibile nei confronti dei prigionieri. Rivela che “la belva ha avuto un bambino, un maschietto”. E si chiede: come può da una tale criminale nascere “una cosa pura e innocente  quale un bambino appena nato”? Un ebreo polacco, Emanuel Ringelblum, testimone dell’assedio del ghetto di Varsavia lascia un diario prima di essere fucilato dalle SS. Su una pagina c’è scritto: “Anche nei tempi più barbari, una scintilla umana brillava anche nel cuore più crudele e i bambini furono risparmiati. Ma la bestia hitleriana è molto diversa. Essa divora i più cari a noi, quelli che suscitano la massima compassione, i nostri figli innocenti.” L’unicità dell’Olocausto. Insieme alla eliminazione fisica, scientificamente organizzata, di milioni di persone (17 secondo i calcoli): ebrei soprattutto ma anche zingari, disabili, minoranze religiose e politiche, bolscevichi, omosessuali, “indesiderabili”… colpevoli di non poter assecondare il folle progetto di una società ordinata e, per questo, razziale, circa un milione e mezzo di bambini e adolescenti perirono nei campi di sterminio (almeno un milione gli ebrei). Agli occhi dei nazisti i bambini rappresentavano solo delle bocche inutili da sfamare e, in più,  la loro eliminazione era anche la garanzia che le “razze” considerate “inferiori” non avessero un futuro. Disumana follia scaturita nel cuore dell’Occidente più colto e avanzato. Dei 776 bambini ebrei italiani deportati ad Auschwitz ne sono sopravvissuti 25, tra questi Liliana Segre e Sami Modiano nati nel 1930, ai quali, poco più di un anno fa, Aprilia ha conferito la cittadinanza onoraria. Degli oltre 200 bambini di età inferiore ai 14 anni, che furono deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 dopo il rastrellamento di 1024 persone, non ne è tornato nessuno.   “Uccelli di passo” li chiama Primo Levi ne “La tregua” descrivendo la tragedia dei bambini che arrivavano a Auschwitz – Birkenau e avviati dopo due o tre giorni verso il block degli esperimenti (Dott. Mengele) o alle camere a Gas. “Vite strappate dal vento dell’odio e perdute nei fumi di grigi camini, che continuano a disegnare stelle filanti nei nostri cieli, affinché nessuno possa più dimenticare”. Maria Cristina Serra. A 20 Anni dalla legge 211/2000  non cessiamo di interrogarci su quella immane tragedia del secolo scorso che chiamiamo impropriamente olocausto e di cui anche l’Italia è responsabile (la legge non può non riconoscerlo). Né serve ad assolverla il riconoscimento che tanti bravi italiani hanno salvato vite e protetti i perseguitati. Tutte le scuole sono quindi impegnate a celebrare la Giornata della memoria, come puntualmente avviene ogni anno. Il rapporto Italia 2020 dell’Eurispes ci dice che dal 2004 ad oggi è aumentato il numero di chi pensa che la Shoah non sia mai avvenuta: dal 2,7 percento al 15,6 percento. Secondo l’indagine riscuote un discreto consenso, il 19,8 percento, l’affermazione secondo cui “Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio”. E allora? Evidentemente c’è qualcosa che non va. Riusciremo mai a superare questa voyeuristica e retorica ricorrenza annuale che, al massimo, ci tiene fermi al puro aspetto commemorativo? Riusciremo finalmente a far diventare materia di studio questi temi senza lasciarli alla estemporanea emotività e al buon cuore dei docenti? Dopo vent’anni, e in un mondo profondamente mutato dove rigurgiti di fascismo e di antisemitismo hanno colonizzato tutti gli spazi del nostro vivere, il nostro modo di ricordare è (e deve essere) lasciare che il passato possa utilmente “parlare” e interagire con il presente. Alcuni esempi. Perché vogliamo parlare della difesa della razza in Germania e in Italia ( rispettivamente nel 1935 e nel 1938)? Perché una riflessione su quelle teorie, la loro formazione e diffusione ci aiuta a capire perché anche oggi le nostre società sono attraversate da odio e razzismo verso gli altri ai quali manca la nostra bella e indiscutibile identità nazionale. La sopraffazione, la conquista e l’assoggettamento di interi popoli da parte dei più forti e considerati inferiori cosa ci dice rispetto a guerre di conquiste di oggi e all’assoggettamento di Curdi, Yemeniti, Palestinesi che chiedono giustizia alle istituzioni mondiali e non l’ottengono? E che diciamo dei campi di accoglienza libici veri e propri Lager dove la tortura è la quotidianità e che nessuno vede?  E dei campi profughi tra la Bosnia e la Croazia dove è in atto, sotto i nostri occhi, una catastrofe umanitaria in assenza delle più elementari norme del diritto comunitario e internazionale che diciamo? Serve a questo la Giornata della memoria o no? Se vogliamo evitare la retorica e la pigrizia intellettuale. E poi diciamo basta a questi continui e scenografici fenomeni di delinquenza fascista che arrivano anche da uomini e donne delle Istituzioni, basta all’uso della rete per diffondere messaggi di violenza razzista e antisemita, basta produrre e vendere oggetti che richiamano quelle ideologie, basta sottovalutare, relativizzare, ammiccare, giustificare. Il Parlamento faccia la sua parte e legiferi su questi comportamenti. Ha i riferimenti giusti nella Costituzione, nella Legge Scelba del 1952 e nella Legge Mancino del 1993. E’ la proposta di Legge di iniziativa popolare che ci arriva da Sant’Anna di Stazzema dove la memoria è viva ogni giorno. Quelle 560 vittime a seguito dell’eccidio del 12 agosto 1944 per opera delle SS naziste con l’aiuto dei fascisti locali, rimangono una ferita aperta. Delle 560 vittime 65 erano bambini minori di dieci anni. “Il nostro obbiettivo, dice il Comitato promotore, è quello di arrivare alle generazioni più giovani e fare capire loro che perseguire certe ideologie è una mossa criminale”. Filippo Fasano, Anpi “Vittorio Arrigoni” Aprilia

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