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Al di là del Corano, della Torah e del Vangelo


Nello Rega, giornalista Rai, racconta la convivenza con l’Islam

“Mettiamo da parte il Corano, la Torah e il Vangelo e parliamo da persone civili”. Questa la proposta di Nello Rega, lanciata durante la presentazione del suo libro “Divisi e diversi”, avvenuta nella sede dell’associazione “Dialogo” di Aprilia. Nello Rega è un giornalista RAI che da sempre segue le vicende del Medio Oriente e che da inviato ha raccontato diversi conflitti, tra cui quello in Libano del 2005. In questa occasione conosce Amira, di fede musulmana-sciita, che si legherà a lui e lo seguirà in Italia, rimanendo legata a lui per tre anni.

Da questa esperienza il giornalista prende spunto per il suo libro, un “racconto di una convivenza con l’Islam”. Rega definisce “divisi e diversi” un saggio, una “constatazione, una fotografia giornalistica dello stato delle cose. È una denuncia di ciò che ci divide”. Una denuncia che gli è costata l’ira degli Hezbollah libanesi, che hanno inviato diverse minacce di morte.
Durante la presentazione ha definito le linee di un dialogo con i musulmani.
“Bisogna porre l’accento sull’uomo e mettere da parte i dogmi” ha affermato il giornalista,
che definisce “un dovere civico” mettere in evidenza le differenze tra la cultura italiana e quella islamica.
Per lui nel mondo musulmano manca una rivoluzione illuminista, capace di creare un vero dibattito interno. Ha poi sollevato il problema della condizione della donna, ritratta come inferiore all’uomo, cui sono arrogati il diritto di avere più mogli, considerate oggetto di piacere. Quest’ultima considerazione ha sollevato le obiezioni di donne islamiche presenti in sala, che hanno affermato di professare un Islam in cui si sentono libere e con pari dignità nel rapporto di coppia.
Rega denuncia anche la perdita dl nostro retaggio culturale. “Noi in Italia stiamo perdendo la nostra identità”, ha aggiunto che “abbiamo paura di fare il presepe. Ci vergogniamo di esporre il crocifisso. Ci vergogniamo di dire che noi siamo cristiani, lo abbiamo anche eliminato nella costituzione dell’Unione europea, non abbiamo inserito l’articolo che afferma che l’Europa ha radici cristiano-giudaiche”. Per il giornalista è importante la reciprocità. Se da un lato è a favore nel creare moschee “ogni cento metri”, dall’altro vuole che ci sia il diritto per i cristiani a erigere chiese in paesi come l’Arabia Saudita, dove è vietata la loro costruzione. È contro l’eliminazione del crocifisso dalle aule scolastiche: “Mettiamo vicino un simbolo musulmano” ha proposto.
L’inviato della Rai ha messo l’accento su ciò che divide i due mondi, affermando la quasi impossibilità di una convivenza.
Quali sono i valori comuni che ci accomunano?
Tutte le religioni partono da amore e pace. Bisogna porre l’accento sull’uomo e mettere da parte i dogmi.
Cosa si può fare da parte nostra per promuovere un dialogo con l’Islam?
Noi dovremmo riprendere la nostra identità. Abbiamo paura di fare il presepe, dibattiamo sull’opportunità o meno di affiggere il crocifisso.
Cosa può fare invece il mondo islamico?
Il loro problema è che manca un dibattito interno, sono fermi al Corano. Ci vuole una rivoluzione illuminista.
Lei ha ricevuto delle minacce da Ezbollah. Perché il suo libro ha provocato questa rezione?
Perché ho messo in evidenza le incongruenze dell’Islam. La libertà di informazione e di critica è sacra. Devono imparare ad accettare le critiche.
E l’Islam moderato?
L’Islam moderato non esiste. Esiste la persona moderata; sta a lei decidere di comportarsi in questa maniera. In alcuni Paesi, come l’Arabia Saudita, c’è la polizia religiosa che controlla ogni comportamento, che ti obbliga a pregare cinque volte al giorno. Come si fa ad essere moderati?

Articolo di Alessandro Mangoni

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