Il Far West non è solo in America: sparatorie, bombe e fuochi d’artificio, una sorta di tamtam tribale.
I loro suoni sostituiscono e sovrastano i rintocchi di campane di pace e maggiormente stanno caratterizzando la nostra città.
Ma cosa sta accadendo? Cosa è cambiato e quando si è creata la crepa, che ha portato alla mancanza di controllo di un territorio di oltre 180 kq? Centro città come in periferia non sono più sicure e l’atmosfera è da Brox. Armi, droga, criminalità organizzata, sono le attività con cui adesso Aprilia è caratterizzata.
La gente ha paura anche ad uscire di casa in pieno giorno, a fermarsi a fare carburante, o a percorrere strade cittadine insospettabili. Abbiamo deciso capire l’umore degli apriliani, parlando con rappresentanti di categorie.
Una di queste, che sta subendo molto e molto frequentemente attacchi di criminalità, è quella dei negozianti. Così abbiamo intervistato Savina Tatti, presidente dell’Associazione Commercianti Aprilia.
Presidente, il tema è sempre più scottante e scomodo per tutti, parlo degli atti criminali che si consumano quasi quotidianamente ad Aprilia. Sicuramente la faccenda non è una estemporanea, come la bomba a Via Nervi, è una questione che si è andata piano piano maturando negli anni ma c’è un po’ una sorta di coincidenza temporale, con la caduta del governo apriliano. Vuole darci il suo punto di vista? “Mi sento e ci sentiamo un po’ senza famiglia, perché io penso che soprattutto su una cittadina così grande, quando c’è una cosa del genere, non c’è un governo, Va ristabilito a livello legislativo il prima possibile. Ma il problema è che non lo sentiamo proprio che ci sentiamo veramente i figli di nessuno.
Tuttavia ritengo che sia anche un pensiero condiviso e non solo dei commercianti. La nostra categoria sta sulla strada, quindi non solo con la criminalità siamo in prima linea, ma sono tante le informazioni che ci arrivano, specie dai cittadini preoccupati.”
Quindi diceva che vi sentite voi commercianti un po’ abbandonati, figli di nessuno e questi ultimi episodi che si stanno consumando anche in pieno centro e che sono davvero eclatanti, sparatorie, bombe, ve li sentite un po’ addosso? Vuole sapere qual è la cosa più brutta di quello che sta succedendo? È che per noi adesso sta diventando normale, questa è la cosa più brutta!
“Cioè noi commercianti siamo il primo step tra il cliente e territorio: quando viene il cliente, in genere, si commenta cosa sia successo con meraviglia, sgomento. Adesso non accade nemmeno questo: sta diventando tutto normale è questa la cosa a me fa paura.”
Come se si fosse assuefatti, anestetizzati? “Noi viviamo in questa città dove si sparavano anche 30 anni fa e all’epoca si aveva paura a sentir parlare di pistole e bombe. Oggi questa cosa sta finendo, solo i vecchi hanno paura di uscire, tant’è vero che le vie del centro si stanno isolando per questo.”
Cosa intende? Veda, siamo una città nuova, la più grande della provincia di Latina, ai confini con la provincia di Roma, quindi potremmo essere una città di frontiera importante, ma la gente non ci viene qua per una nomea che fa vergognare.
Io chiederei ai nostri politici, alla legge, se è questo che vogliono. Devono aiutare i commercianti semplificando il passaggio del lavoro, vie illuminate .
“Mi sono trasferita con il negozio in Via dei Lauri, da Via degli Aranci: me ne sono tutta andata a disperazione, mi stavo spegnendo anche io. Io sono una positiva e se ho un problema in un negozio, lo cambio. Molti miei colleghi desistono e chiudono e basta. Eppure, io ci credo ancora che può succedere qualcosa, ma perché l’ambizione mi porta sempre a pensare. No, non l’ambizione, ma la propositività mi porta sempre a pensare che sto commissario non deve durare tanto. Se ne va, magari quello è meglio: penso sempre che quello che viene dopo, comunque diverso da quello dei primi, potrebbe essere un pochino meglio.
Anche se sono convinta che tante teste che ci saranno da almeno 30 anni nell’entourage amministrativo, devono cascare.“