Oggi, 2 giugno non è semplicemente una giornata di festa nazionale o una data da ricordare sui libri di storia: rappresenta il vero e proprio certificato di nascita dell’Italia contemporanea. In quel giorno del 1946, lasciandosi alle spalle le macerie della Seconda Guerra Mondiale e vent’anni di dittatura fascista, il popolo italiano fu chiamato alle urne per decidere quale forma dare allo Stato: Monarchia o Repubblica.
Il referendum istituzionale del 1946 fu un evento epocale anche per un altro motivo fondamentale: per la prima volta in una consultazione politica nazionale in Italia, venne applicato il suffragio universale. Le donne poterono finalmente votare, partecipando in massa a una decisione che avrebbe cambiato per sempre il destino del Paese. l’affluenza fu straordinaria, superando l’89% degli aventi diritto.
I risultati definitivi parlarono chiaro, sebbene il Paese si spaccò geograficamente tra un Nord a forte trazione repubblicana e un Sud rimasto più legato alla Corona: Repubblica: 12.717.923 voti (circa il 54,3%); Monarchia: 10.719.284 voti (circa il 45,7%).
Insieme alla scheda del referendum, i cittadini ricevettero una seconda scheda per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. Questo gruppo di donne e uomini straordinari, appartenenti a partiti e visioni politiche radicalmente diverse, ebbe il compito di redigere la nuova Carta Costituzionale.
Il loro lavoro portò alla nascita della Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, che ancora oggi tutela i diritti e le libertà fondamentali.
Chiara Ruocco