“Dal bene confiscato al bene comune, dalla denuncia all’impegno concreto. È questo il cuore dell’incontro sulla legalità, svoltosi nella chiesa dello Spirito Santo di Toscanini, che ha visto la presenza di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, accolto da una comunità numerosa e profondamente partecipe. Un appuntamento fortemente sostenuto dalla Diocesi di Albano, guidata da S.E. Mons. Vincenzo Viva, la cui presenza ha rappresentato non solo un gesto simbolico ma un atto di responsabilità verso un territorio che sta attraversando una fase complessa. Il vescovo ha voluto essere, insieme ai parroci di Aprilia, segno di una Chiesa che non arretra, che accompagna, che educa e che invita a una cittadinanza consapevole.
Nel suo intervento, don Ciotti ha lanciato un messaggio potente e capace di andare oltre i confini locali:
‘Non bisogna cedere alla rassegnazione né alla sola indignazione. Bisogna agire insieme: servono impegno, giustizia sociale e speranza per combattere le mafie’
Parole che risuonano come un invito a non abbassare la guardia, a reagire, a non lasciarsi trascinare nell’indifferenza. Don Ciotti ha ricordato che le mafie oggi fanno meno rumore, ma non per questo sono meno forti. Da qui l’appello a trasformare un momento di dolore e difficoltà in un’occasione di riscatto: ‘Avete vissuto un momento difficile, ora è tempo di ripartire. Può essere una svolta per questo territorio.’
La serata ha visto anche la presenza delle istituzioni: i Carabinieri con il tenente colonnello Piccione, il Commissariato di Polizia di Aprilia, la Polizia Locale e la Commissaria Straordinaria, Prefetto Vincenza Filippi. Una testimonianza chiara dell’importanza di una risposta unitaria alla domanda di legalità e trasparenza. Ciò che è emerso con forza è il ruolo della Chiesa come luogo di dialogo, formazione delle coscienze e costruzione del bene comune, secondo la visione pastorale promossa dal vescovo Vincenzo Viva. Una Chiesa che non si limita a osservare, ma che si fa parte attiva nella crescita etica e civica della comunità.
L’intero incontro è stato un momento intenso di riflessione su pedagogia, etica, responsabilità collettiva e partecipazione politica, ricordando che la lotta alle mafie non può essere delegata soltanto alle forze dell’ordine o alla magistratura. È una sfida educativa, culturale e comunitaria, che richiede un ‘Noi’ capace di agire insieme. Ad Aprilia, come in ogni comunità, il cambiamento non nasce automaticamente. Ma può prendere forma quando la società civile, le istituzioni e la Chiesa decidono di camminare unite, facendo della legalità e del bene comune un obiettivo condiviso.”