Filosofia, Informazione e Problemi Aperti: le lezioni di Luciano Floridi per l’Edtech

Un’analisi delle profonde riflessioni del filosofo Luciano Floridi sull’era digitale e le loro cruciali implicazioni per il futuro dell’educazione tecnologica.

In un’epoca definita dalla rivoluzione digitale e dalla sovrabbondanza di informazioni, comprendere la natura di quest’ultima e il modo in cui affrontiamo i problemi è fondamentale, soprattutto nel campo dell’innovazione educativa, l’Edtech. Due recenti contributi del filosofo Luciano Floridi, disponibili sul canale YouTube “ORBITS – Luciano Floridi”, offrono spunti preziosi che meritano di essere approfonditi. Questi video, incentrati sui concetti di informazione e sui problemi, ci ricordano il ruolo cruciale della filosofia nell’affrontare le sfide contemporanee e suggeriscono come ripensare l’apprendimento e l’insegnamento.

L’Informazione: Più di una Semplice Definizione

Floridi ci invita a superare la visione da dizionario del concetto di informazione per analizzarne il suo utilizzo sia nella vita di tutti i giorni che in ambito scientifico. Ci presenta tre tipi di informazione:

  • Informazione nel mondo: Quella che troviamo “lì fuori”, come i cerchi concentrici di un albero che indicano la sua età o le tracce su una scena del crimine. Questa non è l’informazione su cui il filosofo si concentra.
  • Informazione che permette di operare: Quella che ci dice “come dovrebbero andare le cose nel mondo”, come una ricetta o uno spartito musicale. Anche questa viene messa da parte per l’analisi principale.
  • Informazione fattuale o semantica: È quella che ci dice “qualcosa sul mondo”, su come le cose stanno andando o sono andate. Questa è l’informazione su cui si concentra l’analisi di Floridi.

Questo terzo tipo di informazione ha una caratteristica fondamentale: può essere vera o falsa. Pensate all’informazione “La capitale della Francia è Parigi”. Questa informazione può essere scomposta in una domanda (“Qual è la capitale della Francia?”) e una risposta (“Parigi”). L’informatica ci ha mostrato che questa scomposizione può essere ulteriormente semplificata in una domanda a cui si risponde con un sì o un no, un 0 o un 1. Tutta la conoscenza, teoricamente, potrebbe essere codificata in questo modo, come una lunghissima sequenza di sì e no. Un essere onnisciente, per esempio, potrebbe essere immaginato come colui che possiede l’elenco perfetto di tutte le risposte corrette a tutte le domande possibili.

Dall’ignoranza alla conoscenza: Un percorso educativo

Floridi introduce concetti cruciali per l’Edtech, legati alla presenza o all’assenza di informazione:

  • Ignoranza: Quando non si ha neanche la domanda. È considerata una condizione “brutta” da superare.
  • Insipienza o Incertezza: Quando si ha la domanda ma non la risposta. Avere la domanda è già un passo avanti rispetto all’ignoranza.
  • Informazione: Quando si ha sia la domanda che la risposta.

Il lavoro primario della scuola, secondo Floridi, è far passare le persone dall’ignoranza all’insipienza, ovvero insegnare a porsi le domande. L’educazione non dovrebbe limitarsi a fornire risposte da imparare a memoria, specialmente oggi che le informazioni fattuali sono facilmente accessibili (si pensi a strumenti come Wikipedia). L’enfasi dovrebbe spostarsi sull’insegnare a fare le domande giuste, a essere più critici. Una volta che si è capaci di porre le domande giuste, metà del lavoro è fatto. La ricerca delle risposte diventa poi un passaggio successivo, spesso agevolato dalla disponibilità di informazioni.

La conoscenza, in questo contesto, va oltre la semplice informazione fattuale. È lo strumento che ci permette di produrre informazione (ponendo domande e cercando risposte) e di spiegare perché le cose stanno in un certo modo, non solo che stanno così. La conoscenza incastona l’informazione in una rete di giustificazioni e spiegazioni. Il percorso educativo ideale, quindi, va dall’ignoranza all’insipienza, dall’insipienza all’informazione, e dall’informazione alla conoscenza.

L’Importanza dei Problemi Aperti per la Filosofia e l’Educazione

Il secondo video si concentra sulla natura dei problemi, attingendo dalla teoria della complessità computazionale. Floridi propone di classificare i problemi in base alle risorse necessarie per risolverli. Distingue tra:

  • Problemi che richiedono risorse empiriche: Richiedono di osservare il mondo, fare esperimenti, raccogliere dati di fatto.
  • Problemi che richiedono risorse logico-matematiche: Richiedono calcoli, dimostrazioni, ragionamenti formali.
  • Problemi misti: Richiedono sia risorse empiriche che logico-matematiche.

Tuttavia, secondo Floridi, esistono problemi di natura diversa, che non si esauriscono con risorse empiriche o logico-matematiche. Questi sono i problemi aperti. Sono problemi sui quali, anche disponendo di tutte le informazioni fattuali e di tutte le capacità di ragionamento logico-matematico necessarie, è ragionevole e naturale non essere d’accordo. Il disaccordo non deriva da mancanza di informazione o irrazionalità, ma da questioni normative o valoriali, legate a come dovrebbero andare le cose.

Molti degli interrogativi che affrontiamo nella vita quotidiana, dalle scelte personali (come sposarsi, avere figli, o persino quale strada prendere per andare al lavoro) alle grandi questioni etiche e politiche, sono problemi aperti. Non esiste una soluzione definitiva e universalmente accettata a questi problemi, che possa essere raggiunta solo con fatti e logica.

La filosofia, a differenza di altre discipline che si occupano di problemi “chiusi” (risolvibili in teoria con sufficienti risorse empiriche e logiche), si occupa per sua natura dei problemi aperti. È il campo in cui si affrontano le questioni più difficili e spinose, quelle che restano anche quando le altre discipline hanno esaurito le loro risorse. Affrontare problemi aperti richiede deliberazione, un processo di raccolta e confronto di fatti e ragionamenti, seguito da una scelta basata su preferenze, priorità e valori.

Implicazioni per l’Edtech Innovativa

Le riflessioni di Floridi hanno un impatto significativo sul settore dell’Edtech. In un mondo in cui le informazioni abbondano, l’obiettivo principale dell’educazione non può essere la mera trasmissione di dati, ma lo sviluppo delle capacità necessarie per navigare la complessità e affrontare i problemi aperti.

L’Edtech dovrebbe concentrarsi su strumenti e metodologie che promuovano:

  • La capacità di porre domande significative: Invece di testare solo la capacità di fornire risposte, si dovrebbero valutare e incentivare gli studenti a formulare interrogativi pertinenti e stimolanti.
  • Il pensiero critico e la valutazione delle fonti: In un ecosistema informativo sempre più “inquinato”, è vitale insegnare a discernere l’informazione affidabile da quella inaffidabile.
  • La capacità di deliberare e prendere decisioni informate su questioni valoriali: L’Edtech può fornire simulazioni, spazi di dibattito virtuale e strumenti per analizzare le conseguenze di diverse scelte, aiutando gli studenti a sviluppare le competenze necessarie per affrontare i problemi aperti.
  • Una visione integrata della conoscenza: Le piattaforme Edtech possono facilitare la connessione tra diverse aree del sapere, mostrando come le informazioni si inseriscono in reti più ampie di comprensione.

In conclusione, i contributi di Luciano Floridi ci ricordano che l’informazione è un concetto complesso e che l’educazione non può limitarsi a fornire risposte a problemi chiusi. L’Edtech ha l’opportunità e la responsabilità di innovare per preparare le nuove generazioni ad affrontare un mondo caratterizzato da problemi aperti, promuovendo la curiosità, il pensiero critico e la capacità di deliberare in modo etico e informato. La filosofia, in questo senso, si rivela una guida essenziale per orientare lo sviluppo di un’educazione innovativa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *