Ci sono malattie che non si riconoscono a prima vista. Non modificano necessariamente l’aspetto fisico, non richiedono sempre ausili visibili e spesso si accompagnano a una quotidianità che, agli occhi degli altri, appare del tutto normale. Eppure, dietro quella normalità possono esserci dolore persistente, affaticamento, difficoltà cognitive, terapie impegnative e limitazioni che condizionano profondamente la vita di una persona.
Dal 18 al 24 ottobre 2026 si celebra la Settimana delle Disabilità Invisibili, un’iniziativa internazionale che richiama l’attenzione su condizioni ancora poco conosciute e, soprattutto, sulla necessità di superare i pregiudizi che spesso le accompagnano. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1,3 miliardi di persone nel mondo, una su sei, vivono con una disabilità significativa. Un dato che comprende disabilità sia visibili sia invisibili e che restituisce la dimensione di una questione di salute pubblica e di diritti.
Ma cosa sappiamo della realtà del nostro territorio? Aprilia conta 74.697 residenti. Secondo i dati riportati dalla ASL di Latina, nel Distretto sociosanitario 1, che comprende Aprilia, Cisterna, Cori e Rocca Massima, risultano 30.322 persone con patologie croniche. Rapportando questo numero alla popolazione complessiva del Distretto e applicando la stessa proporzione ad Aprilia, si ottiene una stima indicativa di circa 18.600 cittadini. Questa è una proiezione statistica che, pur con i suoi limiti, offre un’indicazione importante sulla diffusione delle condizioni croniche e sulla necessità di conoscerne meglio l’impatto nella realtà locale.
Tra le condizioni che possono determinare limitazioni non immediatamente riconoscibili, ossia per l’appunto le cosiddette “disabilità invisibili” rientrano la malattia di Crohn, la fibromialgia, la sclerosi multipla, il Lupus e malattie reumatiche / artrite reumatoide, diabete e HIV/AIDS, Epilessia, demenze nelle fasi iniziali, sclerosi multipla, autismo, ADHD, depressione, ansia cronica, disturbi del comportamento alimentare, numerose patologie neurologiche e alcune condizioni psichiche. Malattie differenti per caratteristiche e gravità, ma che possono avere un elemento in comune: la difficoltà di far comprendere agli altri quanto incidano sulla vita quotidiana.
È sufficiente pensare a quanto possa essere complicato affrontare una giornata lavorativa durante una riacutizzazione, rispettare un impegno quotidiano quando le proprie condizioni cambiano improvvisamente o dover spiegare ripetutamente perché un’attività apparentemente semplice rappresenti, in quel momento, un problema. A tutto questo si aggiunge spesso il peso dei giudizi. Espressioni come «Ma ti vedo bene» o «Non sembri malato» riflettono un’idea ancora diffusa e confusa, secondo cui la gravità di una condizione debba essere necessariamente riconoscibile dall’esterno. Per l’uomo in molti casi ciò che non è facilmente identificabile non esiste. Ed è proprio questo il problema.
Anche ad Aprilia il tema merita maggiore attenzione, non soltanto sul piano della sensibilizzazione, ma nell’organizzazione dei servizi e degli spazi pubblici. L’accessibilità non riguarda esclusivamente rampe, ascensori e barriere architettoniche. Riguarda anche la disponibilità di servizi adeguati, la continuità dell’assistenza sanitaria, le condizioni di lavoro e tutte quelle esigenze che possono incidere sull’autonomia e sulla partecipazione sociale, oltre che l’abbattimento dello stigma sociale.
«Quando si parla di disabilità invisibili, il problema non è soltanto la malattia, ma tutto ciò che le ruota intorno. Chi convive con una patologia cronica invisibile non vuole essere guardato con compassione, né essere continuamente chiamato a dimostrare quanto stia realmente male. Vuole poter lavorare, curarsi, partecipare alla vita sociale e affrontare la quotidianità senza incontrare ostacoli che potrebbero essere evitati. Ad Aprilia abbiamo già dimostrato che, quando le esigenze vengono ascoltate, è possibile trovare risposte concrete. È su questa strada che dobbiamo continuare, rafforzando il confronto tra cittadini, associazioni, istituzioni e servizi sanitari. L’elenco delle disabilità invisibili è vastissimo e riguarda un numero impressionante di patologie. Sfido chiunque a non esserne coinvolto, direttamente o attraverso una persona cara. Per abbattere lo stigma, a volte basta davvero poco: serve divulgazione. Far conoscere significa abbattere i pregiudizi e, in alcuni casi, persino salvare vite, informare vuol dire anche aiutare a riconoscere i primi sintomi di una malattia. INVISIBILE NON SIGNIFICA INESISTENTE!»