3 dicembre Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

3 dicembre Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, la riflessione dell’attivista apriliana Valentina Tartaglia: “nulla su di noi senza di noi”

 

Il 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, è il momento in cui il mondo intero è chiamato a misurarsi con una verità semplice e imprescindibile: la disabilità non è un’eccezione, ma parte integrante della società.

È un impegno che l’Italia ha formalmente assunto ratificando la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità con la Legge 18/2009, riconoscendo che la disabilità non è una condizione individuale, ma il risultato dell’interazione tra persona e ambiente. Non è il corpo a essere un limite. Lo sono le barriere che lo circondano.

La nostra Costituzione, ben prima della Convenzione, parlava già di noi. L’articolo 3 impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza; l’articolo 38 tutela i cittadini inabili e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere dignitosamente; l’articolo 2 richiama il dovere di solidarietà sociale.

Chi convive con una disabilità non “chiede” tutela: ne è titolare. E quando queste tutele mancano, non si parla di sfortuna individuale, ma di diritti non garantiti.

Negli ultimi anni abbiamo visto crescere un importante corpus normativo: dalla storica Legge 104/1992 alla Legge 67/2006 contro le discriminazioni, dalla Legge 112/2016 sul “Dopo di Noi” ai LEA del 2017, che dovrebbero garantire percorsi sanitari completi e dignitosi per tutti. Eppure, nei territori, il divario tra carta e realtà resta evidente.

Lo vedo anche qui, nella mia città, Aprilia, dove quotidianamente incontro famiglie costrette a lottare per ottenere ciò che la legge già prevede: assistenza adeguata, sostegno scolastico, accessibilità, ausili tempestivi, rispetto del contrassegno disabili, percorsi sanitari non discriminatori, servizi realmente inclusivi. Il Terzo Settore, con associazioni che operano spesso nel silenzio e nella concretezza, sta sopperendo a un vuoto che non dovrebbe esistere. Ma non può farlo da solo.

Come attivista e Presidente dell’associazione Sunflower Project MICI e Stomia, conosco bene le responsabilità che dovrebbero essere condivise in modo più strutturato: informare correttamente, sostenere le famiglie, accompagnare le persone fragili nei percorsi sanitari e sociali, contrastare lo stigma, denunciare abusi, proporre soluzioni, promuovere protocolli con enti sanitari e istituzioni.

Per me questa giornata è profondamente personale. Sono cresciuta con una disabilità e so cosa significa essere guardata come “meno”, essere trattata come un’eccezione, essere giudicata attraverso il filtro del pregiudizio. So cosa significa quando il tuo corpo diventa oggetto di discussione e non soggetto di diritti.

Ed è proprio per questo che oggi scelgo di espormi in prima persona: il rispetto non è un favore, è un obbligo.

Le istituzioni e la politica — locale, regionale e nazionale — hanno il dovere di mettere la disabilità al centro, non ai margini. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, nell’Obiettivo 10, ricorda che ridurre le disuguaglianze significa intervenire sulle strutture, non sulle persone. E la Convenzione ONU ribadisce un principio che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica:

“Nulla su di noi senza di noi.”

Non si costruisce inclusione senza ascoltare chi la vive, senza coinvolgere attivamente le persone con disabilità, senza un confronto reale e continuativo con il Terzo Settore.

Il mio impegno, personale e associativo, continuerà su questa linea: pretendere l’attuazione dei diritti, costruire reti solide, lavorare con le istituzioni, denunciare ciò che non funziona e valorizzare ciò che funziona, sostenere chi è fragile, difendere chi non ha voce, promuovere una cultura politica che riconosca la disabilità come parte della comunità e non come categoria da “gestire”.

Il 3 dicembre — o, più in generale, questa settimana — non deve essere una semplice ricorrenza.

Deve essere un impegno quotidiano.

Un impegno a non lasciare indietro nessuno.

A ricordare che la disabilità non misura la debolezza di una persona, ma la forza o la fragilità, di una società.”

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