Proteste in strada da Chanel

Una manifestazione femminista inscenata al Grand Palais da Chanel

Da quando c’è Karl (Lagerfeld) alla direzione artistica, le sfilate non sono più le stesse. Dopo il supermercato Chanel riprodotto al Grand Palais per la sfilata parigina a/i 2014-15, lo stesso edificio si è trasformato ora, in occasione della sfilata p/e 2015, in una via tipica della Ville Lumière attarversata da un vero e proprio corteo.

Per il gran finale, infatti, la via Boulevard Chanel N.5 ha visto sfilare le modelle munite di megafoni e cartelli con slogan in inglese e francese, alcuni dei quali in versione rivisitata, e altri creati ad hoc: «History is her story», «We can match the machos», «Ladies first», «Make fashion not war», «Be different», «Be your own stylist», «Boys should get pregnant too», «Free freedom», «Divorce pour tous», «Tweed is better than Tweet». Frasi provocatorie e irriverenti sono apparse anche sulle borse.

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A guidare il corteo, l’immancabile (nonché attuale testimonial) Cara Delevingne, affiancata da mannequin del momento del calibro di Joan Smalls e Kendal Jenner, ma soprattutto dall’icona Gisele Bündchen, che è tornata per l’occasione a calcare la passerella in un completo a righe bianche e beige.

Se le sfilate diventano spettacoli, la moda ha ancora una volta un solo diktat: far parlare di sé. E Karl Lagerfeld knows how. La finta manifestazione farà sicuramente discutere e indignare chi non ha ancora compreso lo spirito irriverente, ma allo stesso tempo serio, della moda, che, anche quando gioca, mette in scena questioni attuali e delicate, facendo anche sì che se ne parli di più.

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di Floriana Francesca

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